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Storia dell’Iridologia

L’iridologia alle sue origini

Nell’antico Egitto, l’occhio è per l’uomo quello che il sole è nel sistema stellare, e nei papiri medici compaiono già dei riferimenti alla relazione esistente tra analisi dell’iride e malattia.
In antiche opere di medicina indiana e cinese, già intorno al 2000 a.C., troviamo valutazioni dell’occhio di interesse iridologico. Nella tradizione medica cinese, infatti, l’osservazione dell’iride veniva utilizzata a scopo diagnostico: le varie zone dell’iride e della sclera erano collegate agli aspetti costitutivi dell’uomo, secondo i principi dell’agopuntura.
Le prime importanti osservazioni sistemiche a livello iridologico sono state individuate negli antichi testi di fisiognomica.
Anche Ippocrate e Aristotele fanno accenno alla correlazione tra alterazioni oculari e malattie, considerando l’occhio come rappresentazione “in miniatura” dell’intero organismo. Ed è proprio ad Aristotele che è stato attribuito il più antico testo di fisiognomica giunto fino a noi.
Riferimenti all’occhio e all’iride sono presenti anche nella Bibbia, ove si indica l’occhio come fonte per essere un illuminato o essere al contrario nelle tenebre.
In seguito Paracelso afferma: “Considerate l’occhio nella testa, con quale arte è stato costruito e come il corpo è impresso in modo così meraviglioso nella sua immagine”.
Nel 1670 Fillip Meyens pubblica “Phisiognomia medica”, un testo che contiene osservazioni dettagliate sull’iride, nonché una prima mappa di proiezione degli organi.

L’iridologia moderna

Fondatori dell’iridologia moderna vengono considerati Ignaz Von Peczely di Budapest (1826-1911) e lo svedese Nils Liljequist(1851-1936).
Secondo quella che probabilmente è soltanto una leggenda Ignatz Von Peczely, ancora bambino, cattura un gufo con una zampa spezzata e nota una diradazione della trama nella parte inferiore dell’iride del volatile. Da questa prima osservazione egli avrebbe intuito la possibile correlazione tra segni sull’iride e patologie, ipotesi poi confermata da successivi studi.
Nils Liljequist, un pastore protestante svedese, nota delle modificazioni nel cromatismo dell’iride a seguito della somministrazione di determinati farmaci. Pertanto si tende ad ascrivere a Ignatz Von Peczely il merito della scoperta della diagnostica delle alterazioni morfologiche dell’iride e a Nils Liljequist quello della scoperta della rilevanza diagnostica delle alterazioni cromatiche: in base a ciò, il primo viene ritenuto il padre della "patografia" e il secondo della "patocromia".

Le diverse scuole

All’inizio del secolo scorso l’iridologia si diffonde in Europa e negli Stati Uniti. Le principali scuole di iridologia sono quella tedesca, quella francese, quella americana e quella italiana.
Fra i maggiori esponenti della scuola tedesca ricordiamo: Schnabel, Deck e Angerer.
Della scuola francese: Vannier, Jausas, Bourdiol. Della scuola americana: Jensen.
In Italia i primi ad interessarsi di iridologia sono Luigi Costacurta e Sigfried Rizzi. Costacurta pubblica il primo libro di iridologia in Italia (“L’Iridologia”, 1979), mentre Rizzi evidenzia l’importanza dell’orlo pupillare interno, sviluppando l’iridologia in un’ottica volta ad individuare il rimedio omeopatico.
Le differenze tra questi indirizzi sono sia di metodo sia di principio. Infatti, la scuola tedesca ha un indirizzo più organicistico, vicino alle posizioni della medicina ufficiale, quella francese ha un indirizzo di tipo omeopatico ed energetico, quella americana ha un indirizzo naturopatico e nutrizionistico.
La scuola italiana ha un indirizzo più olistico e originale, in quanto riconosce l’aspetto emozionale e psicosomatico dell’individuo, valutando in particolare i sistemi psichici ed energetici rappresentati anche nell’iride.
Ogni scuola ha portato avanti le proprie mappe di iridologia, anche se negli anni vi sono stati diversi tentativi di uniformarle. Nelle nostre sedute noi andremo ad utilizzare la mappa di Rizzi.